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In che modo la grassofobia si ripercuote nei film Disney.

Iniziamo spiegando cos’è il body shaming: la pratica di mortificare, deridere una persona qualsiasi a causa dell’aspetto fisico. In genere non si è mai abbastanza ( magri, atletici ), a volte, al contrario, si è troppo ( grassi ).
Il fat-shaming, nello specifico, è la derisione del grasso e, soprattutto, una lista di qualità che vengono immediatamente associate alla persona in carne, grassa, obesa e che possono avere radici antiche. Per esempio è facile associare un corpo grasso a ben due vizi capitali: l’accidia e l’ingordigia. Grasso è dunque un aggettivo a cui si accompagnano caratteristiche negative, sinonimo di pigro, fallito, non attraente. Comune è la pratica di commentare in modo sprezzante e offensivo e nascondersi come dei conigli dietro il “lo dico per la tua salute“; è vero che l’obesità comporta una serie di problematiche, ma non ho mai visto qualcuno insultare una persona malata per il suo bene. Eccezione fatta per chi soffre di disturbi mentali attorno a cui lo stigma e l’ignoranza è ancora forte.

La grassofobia impercettibile dei commenti innocui.
Prendiamo il caso di Adele, la famosa cantautrice, vincitrice di un Oscar ( per la categoria miglior canzone ) nel 2013. Il suo dimagrimento è recepito come si farebbe con una notizia di fidanzamento, accolto a suon di applausi. Adele è diventata improvvisamente bellissima, prima era soltanto – per la maggioranza – una brava cantante. Non sto criticando il suo cambiamento, riflettevo sull’accoglienza della sua nuova immagine.
Poi abbiamo Katia Follesa, famosa comica e conduttrice italiana, che di recente ha postato una serie di foto mostrandosi dimagrita. Ecco, ne è uscito fuori che il magro non fa ridere. Katia, assieme ai suoi chili, perde la sua capacità di farci ridere.
Si rideva per le sue battute o si rideva di lei e del suo personaggio televisivo?
Se non è grassofobia quest’idea secondo cui la persona in carne sia un giullare per via delle sue forme…

Davanti a questi brevi esempi, non è improbabile che questa realtà si mostri anche nei film d’animazione. Prendiamo in causa la Disney in quanto casa d’animazione mainstream, nessuno meglio di lei può riflettere i cambiamenti della società, lo ha sempre fatto.
Cinquantotto film d’animazione, ogni pellicola si compone di protagonista, spalla, antagonista. Vi è un linguaggio dietro le forme geometriche usate, i cattivi sono rappresentati con linee piuttosto spigolose e/o allungate: Lady Tremaine in opposizione a una figura più rassicurante e materna come la Fata Smemorina, Malefica in opposizione alle tre fate madrine, Crudelia e Yzma sono gli esempi ovvi e lampanti di questa scelta stilistica.

101 dalmatians cruella de vil gif | WiffleGif
Io durante la quarantena, ma senza le sigarette.


Fra i cattivi dalle forme tonde abbiamo la Regina di Cuori, Maga Magò, Mangiafuoco, Ursula, Madame Medusa, lo Sceriffo di Nottingham, che sono degli antagonisti diversi rispetto ai precedenti, non li individui immediatamente per via delle fattezze, tant’è che i protagonisti dei film qui elencati, non li temon a primo acchito. Per noi spettatori sono facilmente individuabili anche per i colori usati, generalmente il rosso e il viola.

we're the king and queen of hearts | Tumblr


Per quanto concerne i personaggi spalla, la maggioranza presenta forme tonde come Gus Gus di Cenerentola che deve esprimere tenerezza, è l’unico topino in carne e balbuziente, ma non viene mortificato per tal ragione. Flora, Fauna e Serenella portano avanti la storia, senza di esse Filippo sarebbe marcito in prigione.
Il papà di Jane Porter ( Tarzan ) non è cicciotto perché imbecille, né imbecille perché cicciotto, è uno studioso, un etologo. Si tratta di uno che sa il fatto suo, si gioca più sull’età che sul fisico. Maurice ( La Bella e la Bestia ) non è un idiota, è un inventore strambo che ricalca lo stereotipo dello “scienziato con le rotelle fuori posto” e queste caratteristiche sono accentuate, mi riferisco a goffo e imbranato, perché tutto il film della Bella e la Bestia è costruito in questo modo: tutti sono il contrario dell’essenza interiore.

L’associazione che potrebbe saltare all’occhio è “grasso equivale a goffo”, nonostante ci sia Ursula a smentire con le sue movenze sinuose, eleganti e leggiadre.

Il problema è che manca una principessa in carne, il problema è che i personaggi grassi hanno ruoli prestabiliti, mentre i personaggi magri possono essere tutto: antagonisti, protagonisti, spalle. A loro non è precluso niente.

La Disney quindi è colpevole di fat-shaming?
Direi che rispecchia la concezione del grasso che permea la società. I suoi personaggi grassi, però, non sono negativi, non vengono ridicolizzati perché grassi, non fanno ridere perché grassi. Risulta difficile e impreciso trattare di grassofobia senza precisare i ruoli dei personaggi ( chi vogliono far empatizzare, ad esempio ) e la costruzione della pellicola stessa. Vero che è difficile rispecchiarsi in Fauna, piuttosto che in Aurora, ma questo perché Fauna svolge un ruolo materno. In Peter Pan, i bambini tendono a rispecchiarsi in Wendy, Gianni e Michele, non di certo nella magra signora Darling.

my gif peter pan wendy peter pan gif mrs darling •

So che per tanti sono discussioni noiose e cariche di “politically correct” ( di cui scriverò, se vi interessa ), ma spero che a qualcun altro possano giovare come spunto di riflessione.
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