Femminismo, Senza categoria

Il “ɢɪʀʟ ᴘᴏᴡᴇʀ” sta rovinando l’entertainment?

Margot Robbie, conosciuta da tutti per essere l’attrice presta-volto di Harley Quinn, è tornata a parlare di Pirati dei Caraibi confermandone il reboot al femminile.


❝Girl Power! No scherzo, è ancora troppo presto per parlarne, ma io adoro Christina Hodson ( Birds of Prey ), e non sarò una delle produttrici del film, per cui mi metterò semplicemente seduta ad aspettare, senza stress, ed è bello poterlo fare di tanto in tanto ed essere semplicemente un’attrice. Siamo veramente entusiaste di poter dare un tocco femminile a quel mondo❞.

Questo è stata la dichiarazione rilasciata per Collider e che già ha fatto storcere il naso a una fetta di pubblico. Le motivazioni sono varie, prevedibilmente. C’è chi mette in gioco l’attinenza storica focalizzandosi unicamente sulla diffusa credenza secondo cui le donne a bordo fossero considerate fonte di sventura, ignorando l’esistenza di piratesse come Anne Bonny, Ching Shih e Mary Read.

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E guardatevi Black Sails, nfami.

C’è chi vuole coerenza, quando Pirati dei Caraibi è una saga in cui il personaggio di Elizabeth Swann muove in più occasioni gli eventi e li condiziona. C’è chi non tollera più il modo in cui il girl power sta condizionando l’industria cinematografica.


La nascita del girl power.
Si tratta di uno slogan che è stato inventato dalle Bikini Bill, una band punk che nel 1991 fonda un magazine chiamato, per l’appunto, Girl Power. La cantante, Kathleen Hanna, affermò che s’ispirò allo slogan Black Power.
Il termine diviene popolare a metà degli anni 90 anche grazie alle Spice Girls.


Nel 2002 la professoressa Susan Hopkins scrive un libro dal titolo “Girl Heroes: The New Force In Popular Culture” in cui tratta la correlazione fra le Spice Girls e la nuova visione delle eroine, la Hopkins non si ferma qui ed esplora anche l’impatto di figure come Xena, Lara Croft, Dana Scully, Carmen Sandiego, Sabrina Spellman, le Charlie’s Angels, Mulan. Seguono diverse pubblicazioni come “The Third Wave’s Final Girl: Buffy the Vampire Slayer” di Irene Karras che si focalizza, come s’intuisce dal titolo, sul personaggio di Buffy Summers e “Athena’s Daughters: Television’s New Women Warriors” ad opera di Frances Early e Kathleen Kennedy che analizzano il nuovo modo d’intendere il ruolo femminile all’interno della narrazione occidentale.

I valori sottostanti al girl power non sono esenti da critiche, la professoressa Debbie Ging che si occupa di ricerca su genere, sessualità e ( digital ) media all’Università di Dublino collega quest’ultimi alla sessualizzazione dei bambini, in particolare delle bambine.
Vi lascio qui la sua analisi in proposito Girl Power” doesn’t empower: why it’s time for an honest debate about the sexualisation of children in Ireland“.

Le dichiarazioni “ɢɪʀʟ ᴘᴏᴡᴇʀ”.
C’è un modo per valutare se il girl power stia effettivamente rovinando l’industria cinematografica? Attualmente non ho trovato degli studi che diano credito a queste lamentele. Le donne non stanno impossessandosi di Hollywood, i ruoli di potere sono ancora in mano agli uomini. Non c’è nessun vero cambiamento all’interno del cinema se non il voler cavalcare un’onda che vende e, in qualche modo, conferisce un’immagine progressista e inclusiva. Sì, nient’altro che una scatolina ben impacchettata, ma vuota.
Queste dichiarazioni possono infastidire in quanto non attinenti alla realtà: un tocco femminile nella saga di Pirati dei Caraibi era già presente, non è qualcosa d’innovativo.

In casa Disney queste affermazioni sono diventate un modo per farsi marketing, dalle affermazioni secondo cui Jasmine ( Aladdin 2019 ) fosse differente poiché non unicamente interessata all’amore ( come se lo fosse nell’originale ), ai titoli di giornali che invitano lo spettatore a farsi vedere al cinema perché ci sono le donne guerriere o i supereroi gay.
Sì, ciao Eternals, mi riferisco a te! E no, non sarà Richard Madden l’eroe in questione, non date retta ad articoli senza fondamento.

Il marketing di stampo ɢɪʀʟ ᴘᴏᴡᴇʀ non è una buona ragione far uscire il proprio lato misogino, razzista o omobitransfobico.


credits cover to edittspower.

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